sabato 20 febbraio 2010

Della precisione

Lo so. E' un pensiero stupido.
Ma una volta mi piacerebbe andare in un teatro italiano e vedere sul palco un grado di precisione (nei gesti, nei modi, delle intenzioni) che fosse almeno l'ombra dell'ombra di questo.
Lui è Bando Tamasaburo, classe 1950, attore di Kabuki giapponese.



martedì 16 febbraio 2010

Babilonia cerca attori e non si fa pagare

Ah! Bene! Non è richiesta alcuna quota di iscrizione!...



domenica 14 febbraio 2010

Catherine Zeta Jones, attrice

Càpita che uno - uno qualsiasi, uno come me - riesca a comprare un biglietto di terza fila per assistere ad una replica di "A little night music", al Walter Kerr Theatre di New York.
In albergo ci si prepara, senza troppi ghingheri, ad assistere allo spettacolo. Con addosso - in vibrazione tra polso e polsino, tra collo e colletto - la solita adrenalina che questa città e le sue esibizioni riescono ancora a produrre.

"A Little Night Music" è un musical di Stephen Sondheim e Hugh Wheeler. Tutti quelli che aggrottano le sopracciglia ogni qual volta sentono la parola musical, troveranno forse curioso che questo spettacolo è stato ispirato da un film di Ingmar Bergman, "Sorrisi di una notte d'estate". Ma questo non importa. Del resto il senso della parola musical non è neanche lontanamente percepibile in un paese-limite come il nostro. Per averne l'idea, purtroppo non si può far altro che salire su un aereo e andarsene a New York o a Londra o a Sydney. Il vantaggio è che, una volta atterrati in uno di questi avamposti, è davvero difficile sbagliare spettacolo. La qualità generale è semplicemente impressionante. Anch'essa inconcepibile per ogni spettatore italiano non viaggiante.

A volte penso che un sacco di abbonati dell'Eliseo o dell'Argentina di Roma; o del Piccolo di Milano; o della Tosse di Genova; o della Pergola di Firenze; o del Mercadante di Napoli... in punto di morte crederanno davvero di aver visto, lungo l'arco della propria vita, teatro di qualità. Ci penso spesso. Ci penso con tenerezza.

Del resto questo lavoro sembrava promettere alcune insidie.
Insomma: Catherine Zeta-Jones... sì, vabbè, carina... famosa, da noi, più per essere la moglie sotto-età di Micheal Douglas; oltre che per una celeberrima scena di furto simulato in Entrapment (qualcuno se la ricorda? Tuta nera, benda e piegamenti davanti agli occhi attentissimi di Connery... no? ...vabbè: il video relativo è qui: www.youtube.com/watch?v=KX2_LCUkhDs&feature=related ...che certe cose non è il caso di dimenticarle...)
E poi cos'altro?... Ah già: è un'attrice inglese trapiantata in America... il che di per sè - e come è noto - la mette tecnicamente al di sopra di qualsiasi collega italiana.
Ma non è tutto. Nel cast c'è anche Angela Lansbury. Sì, proprio lei, "La signora in giallo", classe 1925, anche lei inglese di nascita ma naturalizzata americana.
E poi un'altra manciata di attori e attrici; oltre ai soliti lustrini, lumini e fasti newyorkesi di varia natura . Il rischio - un rischio sempre evidente a queste latitudini - è quello dell'operazione commerciale fine a sè stessa, di un'amalgama che sembra problematica (la donna di Zorro e la Signora in Giallo???), di uno spettacolone per bocche grosse e buone.

Vado.

(...)

Torno.
E sospirando prendo atto, una volta di più (ma dal vivo è un'altra cosa) di quanto si voli alto da queste parti. Sapevo di essere in procinto di assistere ad un lavoro articolato, fluido, impeccabile. Ma qui c'è dell'altro. C'è talento, tecnica, idee. Ovvero i tre ingredienti persi per sempre dal teatro italiano (chiedo perdono; non faccio che far paragoni... ma chiedo perdono agli americani, ovviamente; non a voi italici lettori...)

E questa CZJ, diciamolo, è una meraviglia d'attrice. Solida, puntuale, completa, emozionante, sensuale, credibile, bella, vibrante. Per non parlare della Lansbury, che sembra semplicemente spiegare (senza dar mai l'idea di farlo) cosa voglia dire recitare.
Non mi dilungo sul resto. Attori di contorno perfetti, musiche perfette, scene perfette. Basta così.

Penso che il fatto di aver visto tanto teatro italiano almeno un vantaggio ce l'abbia: quello di provare una continua meraviglia per ciò che, su ogni palcoscenico degno di questo nome, dovrebbe essere scontato.

[ultimo esercizio dialettico suggeritami dall'amico Franco, con cui sto bevendo un orribile caffè espresso finto-italiano a Manhattan: "C'è davvero una sola attrice italiana convinta di aver qualcosa da imparare da CZJ? Se c'è potrebbe contattarmi? Franco sarebbe disposto ad innamorarsi di lei... A scatola chiusa..."]